
L'ANNO DELLA SVOLTA
Carissimi Amici, Docenti, Collaboratori, Clienti di Studiofor,
l’occasione degli auguri di fine anno è sempre propizia per un bilancio dei mesi trascorsi ma, soprattutto, per mettere a fuoco lo sguardo che dobbiamo rivolgere al futuro e al ruolo che intendiamo assumere in esso. Le due cose non sono indipendenti poiché condividono una relazione forte tra ciò che noi faremo e ciò che accadrà. Non credo infatti in destini preconfezionati né "scritti dagli dei" ma solo in ciò che noi stessi determiniamo con le nostre azioni, i nostri pensieri, ciò che apprendiamo e ciò che insegniamo.
Da tale visione derivano inevitabilmente due sentimenti forti. Il sentimento della responsabilità verso noi stessi e verso la realtà e il sentimento della speranza concreta che le nostre azioni cambiano il mondo.
Per ricordarli a me stesso, innanzitutto, sono andato a rileggere i contenuti della mission di Studiofor, concepiti e scritti oltre dieci anni fa, al sorgere del nuovo millennio:
"In una notte di fine anno apparentemente come le altre, abbiamo varcato, quasi senza accorgercene, la soglia del secondo millennio. Come doganieri esigenti, i nuovi anni stanno richiedendo un pedaggio e dividendo l’Umanità in due parti: coloro che pensano che il mondo sia ancora quello del novecento e coloro che hanno compreso quanto occorra essere consapevoli che la cifra dei nuovi tempi sta nell’innesco di un processo di tras-formazione di persone, di valori, di orizzonti e di organizzazioni. Da quel momento è iniziata una nuova selezione individuale e sociale tra quanti avranno avuto il coraggio di guardare e di andare lontano e quanti hanno ancora il timore di allontanarsi da certezze sterili e non più attuali. Nei prossimi anni riconosceremo tutti, nel nuovo mondo che avremo creato, quale sarà stata la nostra scelta."
Quelle parole, che hanno orientato la nostra visione e la nostra azione formativa, mi sembra descrivano ciò che è oggi sotto gli occhi di tutti ed in particolare di coloro che per vocazione e per professione siamo chiamati ad avere uno sguardo lungimirante, mentre operiamo nella realtà di tutti i giorni.
E allora, che 2012 dobbiamo aspettarci?
La domanda è legittima ancor di più quest’anno, visto il tormentone che ci ha accompagnato in questi mesi!
Bene. Personalmente credo che la fine del mondo ci sarà. Non certo quella catastrofica che il cinema ci ha propinato, ma ci sarà.
Ne vedo intorno a me i segni e ne sento gli scricchiolii. Ne distinguo le tracce sulla neve di un nord del mondo lontanissimo dalle nostre abitudini o nella sabbia del deserto del sud del Pianeta dove si prepara una nuova Umanità, creditrice di diritti inalienabili per ogni essere umano. Il mondo che abbiamo conosciuto già da anni non esiste più. Si trasformano nazioni, popoli e società, tramontano economie e sistemi di potere, declinano personaggi e ne muoiono alcuni, lasciando eredità più o meno pesanti sul futuro di chi resta.
Il prossimo anno e il prossimo mondo avranno sempre più bisogno di persone coraggiose, competenti, solide come obelischi che, piantati negli snodi tellurici del cambiamento ne registrino i sussulti e aiutino a governare le energie nella direzione dell’evoluzione, antenne sensibili che percepiscano prima degli altri ciò che sta per accadere e sanno prepararsi ad esserne, sempre, protagonisti.
È l’essenza della leadership che non necessita di schiere di milioni di persone al seguito ma che si manifesterà tutte le volte che qualcuno ci dirà: "grazie, senza di te non avrei capito, sarei rimasto confuso, avrei perso l’orientamento sui punti cardinali della mia vita e del mio lavoro."
Eppure, giustificandosi in vario modo, molte organizzazioni continuano a pensare che la soluzione ai propri problemi risieda in operazioni contabili su "organici", "relazioni industriali", "piani di razionalizzazione" dimenticando quanto invece sia esiziale, oggi più che mai, far crescere quello straordinario patrimonio di persone che pure si ha ogni giorno sotto gli occhi ma cui si guarda come a "matricole", "contingenti", "massa di manovra". Sono gli adoratori del PIL, la divinità vorace cui si sacrificano valori, speranze, umanità, per placarne l’ira.
E, invece, non c’è che una risorsa per muovere questo mondo ed è quella che risiede solo nelle persone, uomini e donne secondo le specifiche sensibilità che la natura ha assegnato loro, per completare la comprensione del mondo, per mettere insieme il cerchio e il quadrato, per comporre l’ottagono che ne risulta e da cui nascono inedite forme di vita individuale e sociale, nuove cittadinanze organizzative, nuove tipologie di gestione dei processi di produzione che si lascino alle spalle il "canone industriale" che ancora avvince il nostro Paese.
Ecco, la fine del mondo che abbiamo conosciuto, sarà questa: un nuovo inizio a cui saremo costretti, mentre avremmo potuto sceglierlo se avessimo prima compreso, visto e governato ciò che si stava preparando.
Per parte nostra crediamo di esserci mossi in nella giusta direzione, offrendo a quanti abbiamo incontrato sulla nostra strada ogni utile occasione, strumento, risorsa formativa ed esperienziale per essere pronti a comprendere e a vivere la nuova realtà.
Auguro a quanti a diverso titolo seguono Studiofor e ciò che esso si sforza di proporre ai tanti mondi dell’organizzazione, di sentirsi come mi sento io adesso, ricco di volti e di ricordi, di sentimenti e di emozioni, di realizzazioni concrete e di un’infinità di sogni e di progetti che il mondo nuovo aspetta in un inesauribile bisogno di nuove intuizioni, prospettive, orizzonti. Sono le condizioni essenziali per rigenerarsi e dare vita ad un nuovo Umanesimo che attraversi la società e la cultura, la politica e le istituzioni, l’economia e l’ambiente.
Auguro a tutti noi un 2012 che ci veda ancora insieme in un lungo, arricchente e proficuo cammino comune.
A presto.
Luigi M. Sanlorenzo
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