Formazione,
la parola d'ordine è trasformazione.
di Daniela Mogavero
Non si parla più di formazione aziendale, il cambiamento deve nascere dalla persona e non dalle macchine. La parola a Luigi M. Sanlorenzo, Professore a contratto di Sistemi Organizzativi a Ingegneria Gestionale, titolare di Studiofor e Responsabile Nazionale AIF per l'Università e le Scuole di Management.
La parola “formazione” ha significato negli ultimi anni, soprattutto nell’ambito dell’amministrazione pubblica, la panacea per risolvere tutti i problemi, ha significato creare una classe di manager e dipendenti capaci di lavorare bene con gli strumenti dati dalle aziende. Ma lo scenario dell’addestramento è cambiato. Dalla fine degli anni Novanta a oggi il modello di formazione è andato sempre più spostandosi verso la realizzazione di sistemi cognitivi versatili e non statici e tradizionali.
“Si moltiplicano nella Pubblica Amministrazione e si rafforzano nelle Organizzazioni Private, - dice Luigi Sanlorenzo - le strutture mirate non più al semplice addestramento (tecnico in fabbrica e giuridico negli Enti Pubblici) ma sempre di più concepite per implementare e sviluppare nuovi “sistemi di competenze” e modalità di apprendimento e di auto formazione (learning center disponibili durante e oltre l’orario di lavoro, formazione a distanza ecc.)”.
È questa la nuova frontiera dell’insegnamento e della formazione professionale. Nel percorso di crescita dei ragazzi che poi diventeranno uomini e lavoratori, l’Università deve ormai passare dal trasferimento di sapere non operativizzato, alla trasmissione di competenze che aiutino nella pratica professionale.
“È forte da parte dei laureandi e neolaureati l’esigenza di confrontarsi con specialisti del settore lavorativo verso cui si orientano. Però non è facile far comprendere che la buona formazione, anzi trasformazione è a pagamento”. Ciò che il mondo dell’insegnamento dovrebbe analizzare è un nuovo modo di guardare ai percorsi tradizionali che hanno segnato l’evoluzione della società italiana dal dopoguerra ad oggi.
La dimensione temporale dell’educazione, ieri ristretta esclusivamente nell’età giovanile, e oggi estesa come necessità di includere tutti gli stadi e le fasi della vita adulta, senza interruzione ha creato quei fenomeni che sono le Università della Terza età. “Il cambiamento e la trasformazione deve passare anche attraverso i metodi di insegnamento - insiste Sanlorenzo - serve a poco che la nostalgia di docenti e insegnanti, ma anche di dirigenti di organizzazioni pubbliche e private, formatisi sulla parola scritta, diventi un’ostinata pretesa e faccia considerare come media minori quelli che utilizzano altri linguaggi.”
Allo stesso modo luoghi come l’aula tradizionale, tempi non adeguatamente modulari, criteri espositivi e mezzi di comunicazione, spesso solo verbali e univoci non realizzano più condizioni efficaci dell’apprendimento e incidono significativamente sul successo formativo. La realtà che si pone davanti ai ragazzi che escono dal sistema formativo di base è quella di possedere tante conoscenze, ma nessuna competenza.
“Una delle soluzioni è il ricorso a metodologie attive, ad innovazione didattica e all’utilizzo di action learning. Queste metodologie rimangono ancora nel sistema formativo un’eccezione e talvolta un’eccentricità guardata con sospetto.”
L’Organizzazione in cui si lavora diventa il luogo in cui si realizza e si compie la formazione lungo l’intero arco della vita, di cui la scuola e l’università rappresentano ormai solo la fase in cui ci si allena ad acquisire gli strumenti per tale lunga navigazione. Per questo, secondo il nuovo modo d'intendere la "formazione", è paradossale che nelle Università e nelle Organizzazioni si impari a pianificare la risorsa finanziaria e quella organizzativa , ma non lo sviluppo delle risorse umane, della relativa valorizzazione e del migliore impiego nei territori che le esprimono.
“Per riuscire a fare questo, maestri, professori, formatori professionali, esperti di risorse umane e responsabili organizzativi (e non più solo del Personale come avveniva un tempo) e quadri intermedi in ogni contesto devono acquisire e mantenere competenze in termini di “gestione e sviluppo delle risorse umane” nella consapevolezza che questa è la nuova condizione per generare valore aggiunto dell’organizzazione pubblico/privata e contemporaneamente il benessere complessivo delle singole persone che la abitano.”
(18 dicembre 2002)
Intervista
tratta da: Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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