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Metodologie

La specificità degli interventi formativi di Studiofor ha reso necessaria da alcuni anni un’attenta analisi della metodologia da utilizzare, ben oltre la scontata applicazione dei noti criteri generali. Nella maggior parte dei casi, il target è rappresentato da personale direttivo proveniente da organizzazioni pubbliche, o assimilate, che vivono significative esperienze di cambiamento della proprietà e della gestione. La principale esigenza è, quindi, quella di passare nel più breve tempo possibile da una dimensione minacciante di tale cambiamento, con la conseguente resistenza rispetto al nuovo modo di operare, ad una dimensione in cui tale cambiamento sia visto come opportunità per il proprio sviluppo professionale e per il recupero di aspetti della propria personalità (autonomia e capacità propositiva) assolutamente compressi e sovente scoraggiati dalla dirigenza, nei modelli burocratici precedenti.

A tal fine l’approccio utilizzato in formazione e in consulenza si fonda su tre principali strategie:

  1. trasferire la consapevolezza di essere parte di un processo di cambiamento che tocca tutte le realtà organizzative e non solo quella di provenienza dei destinatari;
  2. agevolare la definizione degli scenari a breve termine nei quali si colloca il lavoro dipendente e, in modo particolare, il ruolo di dirigente e/o di quadro intermedio;
  3. orientare la centratura dell’intervento formativo o consulenziale sulle capacità trasversali e sul relativo quotidiano esercizio, al fine di ottenere risultati apprezzabili dai propri collaboratori.

Per tali ragioni, il focus prevalente è mantenuto sugli aspetti motivazionali e sulla capacità di condurre i collaboratori lungo una visione, sostituendo e integrando l’autorità formale con l’esercizio della leadership.

 


 

Tale risultato viene conseguito nel campo della consulenza mediante un’interazione privilegiata e diretta con i vertici aziendali, un’attenta diagnosi organizzativa e la lettura delle mappe relative alla missione e al funzionamento dell’organizzazione da supportare nel processo di cambiamento.

 


 

Analogo approccio viene perseguito, nel campo della formazione, attraverso il particolare impiego di tre principali risorse:

  1. Il docente.
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    Nell'attenta considerazione della provenienza dei partecipanti (prevalentemente pubblica/parapubblica) si tiene conto che la formazione incontrata dagli stessi sino a quel momento è stata sovente caratte
    rizzata da un taglio di tipo giuridico/normativo con la conseguente gestione d’aula, sovente riconducibile allo stile universitario e quasi sempre mediante l’esercizio di comunicazione ad una via. Per tale ragione, l’incontro con il formatore, vissuto più in termini di condizioni di apprendimento consapevole che di dipendenza dall’insegnamento, rappresenta già il primo segnale di discontinuità con il passato: la docenza viene svolta quasi esclusivamente in piedi e tra i partecipanti, generalmente disposti su un’unica fila circolare e senza ostacoli quali banchi o tavoli, con frequenti occasioni durante le quali l’esperienza dei partecipanti, raccontata dagli stessi, diviene il centro dell’attenzione e viene sottoposta ad analisi organizzativa. L’esperienza formativa è sempre caratterizzata da momenti iniziali destinati a sviluppare nei partecipanti la consapevolezza della necessità dell’ascolto dell’utente quale premessa per ogni analisi organizzativa e per l’introduzione dei moduli formativi dedicati al passaggio tra l’organizzazione tradizionale e l’organizzazione che apprende. Le sessioni, generalmente animate dalla proiezioni di lucidi con molte immagini, che vengono successivamente consegnati su supporto informatico, non superano mai la durata di 15/20 minuti e sono sempre seguite da occasioni affidate ad altri media (gruppi di lavoro, riflessione su filmati, lavori a coppia, ecc.). Largo impiego viene fatto di filmografia specializzata o attinente, mediante proposta di brevi spezzoni da film particolarmente indicati a conferire la necessaria efficacia alla descrizione di comportamenti e all’analisi di emozioni individuali e collettive. In sintesi, il partecipante non riceve quasi mai ricette confezionate che facciano da soluzione ai problemi di cui è portatore, quanto, piuttosto, orientamenti e indicazioni operative utili a confezionare da sé la propria soluzione organizzativa, in un’ottica di action learning. I risultati soddisfacenti fin qui registrati inducono a ritenere che sia definitivamente tramontata l’aula delle certezze a tutto vantaggio di una dimensione formativa problematica che valorizzi attitudini, rilasci orientamenti e consenta di sperimentare soluzioni inedite, trasferibili nei contesti in cambiamento. Ciò risulta assolutamente necessario in considerazione del crescente passaggio da enti pubblici orientati al procedimento a organizzazioni pubbliche di natura e cultura privatistica, cui è oggi richiesto, e misurato, il raggiungimento di obiettivi di risultato.
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  2. Il contesto fisico dell'aula.
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    Durante i contatti preliminari con il Committente, vengono richieste come indispensabili all’espletamento dell’incarico alcune condizioni: un numero di partecipanti non superiore a 20 unità; un’aula molto ampia e priva di ostacoli quali banchi o tavoli, ritenendo sufficiente la presenza di sedie con ripiano, attesa la limitata necessità di prendere appunti; la prossimità dell’aula a spazi aperti che consentano di trasferire la stessa, se necessario, anche all’esterno; la disponibilità di un collegamento telefonico che consenta in ogni momento di aprire finestre di ogni genere proiettando, mediante pc portatile e data display, pagine e/o stralci da siti Web istituzionali, in precedenza selezionati dal docente durante la progettazione o richiesti sul momento dai partecipanti; la disponibilità di altri locali per lo svolgimento di lavori di gruppo. In alcuni casi è richiesta l’acquisizione del consenso dei partecipanti per lo svolgimento di riprese televisive, che vengono utilizzate successivamente come tracce per il lavoro di gruppo. Grande importanza è annessa alla capacità dell’aula di gestire i propri tempi nell’ambito dei segmenti assegnati per le attività di gruppo o per le esercitazioni individuali. In molte occasioni, i casi di studio vengono scritti dal formatore per gli specifici eventi, dopo una consistente attività di conoscenza dell’organizzazione, svolta durante la progettazione, mediante ripetute e strutturate interazioni con il Commitente. In sintesi, il ruolo del formatore è percepito più come quello di una “guida” che ha predisposto un percorso di apprendimento su cui ha predisposto strumenti ed occasioni di consapevolezza, piuttosto che quello di un docente, portatore di verità dogmatiche da assimilare passivamente. Il successo di tale approccio metodologico, che tiene conto dello stato di adultità dei partecipanti e ne rispetta l’identità professionale, quale condizione per superarne le resistenze, consente generalmente di stabilire un rapporto peer to peer, fondato sull’autorevolezza dell’esperienza del formatore piuttosto che sulla sua autorità di ruolo conferitagli dal Committente. La conferma della validità dell’approccio scelto si ha nel frequente mantenimento di rapporti di councelling, anche a distanza, tra partecipanti e formatore e tra questi ed il Committente, con la conseguente positiva ricaduta in termini di fidelizzazione.
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  3. I partecipanti.
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    Generalmente il Committente non conferisce molta rilevanza ad un’accurata selezione dei partecipanti, essendo prevalentemente più orientato a trasferire nozioni e contenuti piuttosto che alla crescita professionale e allo sviluppo umano dei propri dipendenti. Proprio per tale ragione, viene immediatamente fatta presente l’assoluta necessità del formatore di entrare nel merito della composizione delle aule anche in termini di figure professionali e di livelli di responsabilità abbastanza integrabili e che consentano di utilizzare un codice comune e comprensibile. Laddove ciò non risultasse possibile per ragioni insuperabili, l’aula viene idealmente divisa in due o tre segmenti destinatari di specifici lavori di gruppo e casi di studio, costruiti su consegne molto vicine ai ruoli ricoperti. Significativa importanza è assegnata alla soddisfazione del partecipante, coinvolto in ciò sin dal contratto formativo su cui, già in premessa, è chiamato ad esprime il proprio assenso e/o a proporre modifiche o correzioni di tiro che vengono puntualmente raccolte dal docente ed integrate nel percorso formativo che risulta, così, assolutamente taylor made su reali bisogni degli adulti in aula. È frequente la proposta di elaborazioni personali mediante compilazione di griglie, questionari e soluzioni di casi di studio nonché l’erogazione di test il cui risultato è sempre illustrato in aula e il cui supporto cartaceo viene immediatamente distrutto. I materiali didattici, prevalentemente redatti su supporti informatici e/o scannerizzati nel caso di testi o articoli di stampa, sono distribuiti la mattina del giorno successivo a quello cui si riferiscono. Al termine di ogni intervento, il docente fornisce sempre il proprio recapito e le indicazioni dei momenti di follow up previsti con i partecipanti e di verifica periodica con il Committente.

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  Lo stile formativo di Studiofor  
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L’esperienza di successo
del Master Studiofor in Strategie e Tecniche per la
Direzione del Personale
approda a Roma (IX Edizione)

Avvio: marzo 2012

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