L’offerta formativa trabocca ormai di iniziative finalizzate ad approfondire l’area delle Risorse Umane. Tralasciando le proposte prettamente commerciali, molte e diverse sono le ispirazioni che trovano sede presso importanti Business School italiane, europee, statunitensi. Manca, tuttavia, in tale panorama una proposta che riconosca apertamente quanto i confini dell’area trattata superino ormai i contesti organizzativi e/o della produzione dei beni e dei servizi e intersechino invece la strategia globale e le politiche dello sviluppo internazionale. Manca, cioè, una proposta di alta specializzazione che prenda in esame, unitamente a modelli e tecniche, anche scenari inediti e testimonianze di quell’evoluzione rapida che va sotto il nome di globalizzazione e che, ad oggi, appare un processo inarrestabile e necessario, ma non governato.
Attardarsi ancora in proposte formative rivolte alle future “classi dirigenti” che abbiano come riferimento i modelli industriali o (per quanto riguarda le problematiche di governance pubblica) giuridico-normativi, ancorché innovativi, non pone in alcun modo l’accento sulle domande di fondo:
- Siamo in presenza di un passaggio epocale che preannuncia mutazioni antropologiche (già ora) e genetiche (presto)?
- Siamo sulla soglia di uno dei grandi snodi dell’evoluzione del pianeta, superato il quale, nulla sarà più come prima?
Se, come insistono molti dei grandi maestri dell’organizzazione, tale soglia non solo è prossima ma, addirittura, è già stata varcata, non possiamo non registrare un grande ritardo nell’interpretarne con il dovuto anticipo i segnali e le tracce e di tradurre ciò in apprendimento organizzativo.
In alcune culture la capacità di leggere le tracce è parte vivente del patrimonio sociale, in altre, endemicamente in ritardo ed ancora fortemente immerse nel paradigma industriale, tale capacità risulta atrofizzata, al pari di alcuni sensi dei singoli individui quali l’olfatto ed il tatto. Se il paradigma meticcio è la chiave per comprendere la realtà che si sta preparando in Europa, nel Mediterraneo, nell’America Latina e in Estremo Oriente, bastano generiche ricette di melting pot a rassicurare che temi vasti quali le identità, le fedi religiose, le economie di mercato, le tecnologie avanzate non si trasformino in altrettanti acceleratori dell’entropia?
Tramontate le tradizionali agenzie formative che preparavano i nuovi quadri ed i futuri decisori, misurata già da anni la parziale adeguatezza dei centri di alta formazione, sperimentata con certezza la rapidità dell’ascesa (e del declino) dei diversi leaders politici, accertata la cronica difficoltà delle Università italiane a rinnovare coraggiosamente se stessa, resta da chiedersi se in alcune parti del mondo - quelle in cui, per ragioni diverse, è più agevole distinguere i segni del nuovo - non sia il tempo di istituire osservatori privilegiati di come stiano cambiando le basi stesse delle convivenza nelle organizzazioni e nelle società. Degli spinotti, delle antenne, degli obelischi che, piantati negli snodi tellurici del cambiamento ne registrino i sussulti e ne aiutino a governare le energie nella direzione dell’evoluzione, ben sapendo che, viceversa, quelle stesse forze origineranno negatività e conflitto permanente.
Le esperienze tras-formative che Studiofor propone ai livelli alti delle organizzazioni rappresentano dunque esperienze “iniziatiche” che hanno la pretesa di istituire una scuola di pensiero innovativo e di azione concreta per uomini e donne capaci di compiere gli unici atti che ricreano il mondo ogni giorno: scegliere e agire.
Come la realizziamo giorno per giorno: la nostra Missione
Per realizzare quanto sopra, a partire da gesti concreti edificabili nel presente Studiofor opera quotidianamente per:
- Far pervenire alla consapevolezza del cambiamento come nuova cultura organizzativa.
- Preparare i dirigenti e i quadri alla gestione degli effetti presenti e futuri dei mutamenti sulla vita delle organizzazioni pubbliche e private.
- Focalizzare il ruolo delle specifiche organizzazioni come promotrici dello sviluppo locale, nell'ottica della nuova cittadinanza europea e globale.
- Sperimentare la rilevanza dei processi di leadership e di comunicazione nel cambiamento culturale e organizzativo.
- Far vivere da protagonisti la dimensione strategica del lavoro di gruppo nell'azione istituzionale quotidiana.
- Riempire di valori e contenuti nuovi i vuoti che tragicamente l’Università italiana si lascia alle spalle.

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